Uno statunitense su quattro crede al sistema tolemaico, dunque che il sole giri attorno alla terra; due su quattro nel creazionismo, dunque che noi si discenda direttamente dal buon Dio piuttosto che dalle cugine scimmie; quattro americani su quattro nel libero arbitrio, dunque che noi si possa liberamente determinare la propria possibilità di scelta.

Tutti e tre concetti non corretti, soluzioni ingenue a problemi che hanno angustiato il genere umano in epoche passate. Quel che vale nelle tecnologie, così per le teorie: le soluzioni ingenue e complesse sono destinate a sgretolarsi come i bastioni delle città morte. E sì badi, per quanto complesso possa apparire il darwinismo, nulla è in confronto al postulare l’esistenza di un essere eterno e immortale, increato creatore del creato e delle creature, eccetera.

Le intermediazioni, o i gradi intermedi se si vuole, complicano le cose.

money-837376_1920Si prenda la moneta ad esempio, una delle tecnologie per eccellenza: le criptovalute attualmente appaiono ben più complesse delle valute tradizionali (nazionali, per dire), ma come nel creazionismo quest’ultime nascondono dei gradi di complessità (l’intermediazione degli Stati e delle banche, per dire) che ne aumentano altresì il grado di ingenuità (occorre riporre la propria fiducia in più enti, per dire).

Con la moneta sta avvenendo lo stesso che con i cani: una selezione artificiale finalizzata a fornire una grande varietà di specie e sottospecie, di modo da mettere nelle mani dell’uomo il mezzo migliore per risolvere i propri problemi. Se l’addomesticamento dei lupi risolse inizialmente un problema legato alla sicurezza (per mutare oggidì in faccende di ben altro spessore), il proliferare di monete e metodi di pagamento risolve un problema legato all’esigenza di scambiarsi beni e valori (rimanendo oggidì immutato, tolta la numismatica). Di fatto sono due tecnologie, tanto i cani quanto le valute: da un lato abbiamo cani da guardia, da caccia e da salotto, dall’altro valute a corso forzoso, monete complementari, criptovalute, eccetera. O meglio: Doberman, Carlini e Pastori, contro Euro, Sardex e Bitcoin. E le tecnologie, tanto quanto le specie, sopravvivono se capaci di adattamento, ergo sopravvivono (ancora) nella misura in cui risolvono (ancora) problemi.

Per quanto riguarda i cani, uno dei problemi maggiori che sembrano risolvere attualmente nel mondo occidentale è quello di garantire uno scambio affettivo gratificante all’interno di una società di debosciati popolanti monolocali, matrimoni in crisi da bilocale, figli che sfanculano a ogni piè sospinto, single e zitelle a brulicare nei parchi pubblici attaccate a guinzagli. E qualche buon slavo che ancora ha il gusto del combattimento, certo. Dunque da una dinamica di sicurezza espressa nelle equazioni “più addestro lupi e meno ce ne sono in giro” e “un lupo addestrato mi avvisa dell’arrivo di altri lupi” ad una logica di compagnia sul quale si stenda un velo rappresentante la pietà.

E per la moneta? La valuta se da un lato non ha certo abbandonato la sua ragione, ergo una tecnologia per garantire un corretto scambio di beni e valori (o meglio, la coincidenza di interessi che rende possibile uno scambio di beni e valori), laddove corretto significa “al sicuro da truffa”, dall’altro si trova a dover rispondere ad un problema di
secondo grado: l’evoluzione del contesto attuale rende possibile la truffa non meramente in termini di oggetto dello scambio (quel pezzo non vale un deca neanche laccato d’oro) ma relativamente alla tecnologia di scambio (con dieci euro ci compriamo manco più le cartine). Dunque un problema di fiducia, poiché, di nuovo, non è lo scambio ad essere oggetto della truffa (evitate la merda in Campagnola), ma è la valuta stessa ad essere a rischio truffa.

Si prendano due nomi esotici che hanno popolato il nostro cervelletto ben apparecchiato negli ultimi mesi: quantitative easing e bail in. Nel primo caso una banca centrale immette liquidità, inflazionando la valuta: ciascun euro di fatto vale meno, comprarvi un cane che ridia un senso alla vostra vita costerà più caro, voi ne uscite contenti ma di fatto truffati, poiché avete riposto la fiducia in un sistema che l’ha tradita. Nel secondo caso azionisti e correntisti si fanno carico delle perdite di un istituto di credito in caso di fallimento, di modo da evitare l’intervento dello Stato: i vostri euro vengono presi, voi non potete più comprare le pappe gold per il vostro cane che muore, poiché avete riposto la fiducia in un sistema che l’ha tradita.

Quando parliamo di fiducia l’errore è quello di fissarsi sulla questione se il sistema sia o meno una truffa, e non invece di fare quel saltino e di concentrarsi su quanto può esserlo. Sotto questo rispetto, cosa che è difficile fare per i cani, per le valute è possibile stilare una classifica dal grado zero della fiducia alla merda della merda, ciò che comunemente chiamiamo “scam”.

Il criterio di demarcazione non è dunque quello di riporre la fiducia in un sistema piuttosto che un altro, poiché di fatto l’utilizzo di una tecnologia richiede che venga riposta la fiducia in un sistema, ma quanto il sistema in cui riponiamo la fiducia è strutturato per tradirla, o viceversa se si vuole, progettato per tutelare la propria utenza.

La strutturazione potrebbe dunque essere splittata su tre aspetti: un primo livello di fiducia nel sistema (virtuale: ripongo la fiducia in un sistema la cui realizzazione è essa stessa struttura che non rende possibile truffa), un secondo livello di fiducia nell’implementazione del sistema (potenziale: ripongo la fiducia negli intermediari che l’attualizzazione del sistema genera strutturalmente, e che a loro volta dovrebbero garantire assenza di truffa) e un terzo livello di fiducia negli organici che incarnano l’implementazione del sistema (organico: ripongo la fiducia nella carne debole delle creature che popolano le intermediazioni generate strutturalmente dal sistema.

L’attuale sistema dominante nel vecchio continente richiede tutti e tre i livelli di fiducia, dove il primo livello di fiducia è direttamente connaturato al secondo (il sistema genera strutturalmente l’intermediazione della BCE per l’amministrazione della valuta e la cooperazione con il Sistema europeo delle banche centrali per il conio e la distribuzione di banconote e monete), e il terzo nella carne dei funzionari, da Mario Draghi (sia mai che svaluti), al direttore della filiale del paesello (sia mai che investa a cazzo).

Il bisogno di tutti e tre i gradi di fiducia non lo rende chiaramente un sistema progettato per tutelare l’utenza, si torni appunto alle questioni del quantitative easing, del bail in e del vostro cagnetto crepato perché voi avete riposto la fiducia in maniera scriteriata.

La differenza tra il secondo e il terzo grado è sottile, ma rilevante. Si prenda il caso del cattolicesimo, ipotizzando che esso sia una soluzione, ci si permetta non corretta, ad un generico problema di “senso della vita”. Esso implica: un primo livello di fiducia nella trinità celeste con a capo l’increatore creatore (sul secondo gradino il generato e non creato della stessa sostanza del pacco, e per ultimo quel santissimo spirito sul quale i più sottili dei dottori dibattono dalla notte dei tempi); un secondo livello nel sistema della Chiesa cattolica, generata strutturalmente dal sistema e sminestratrice di sacramenti, dal papa (colui che ha il potere di far ritenere giusto in Cielo ciò ch’egli ritiene giusto in Terra, e che morto se ne fa n’altro) all’ultima delle diocesi; un terzo livello di fiducia nella carne, da quella di Ratzinger e Bergoglio (che se crepa non se ne fa n’altro), a quella ben più debole delle schiere di preti pedofili che pullulano a quanto pare nelle fila cattoliche (la sostituibilità è dunque il criterio di demarcazione, laddove il ruolo è immutabile e il membro transeunte).

Posto questo, volendo stilare una classifica per prossimità allo scam, il posto al sole, laddove della merda non si sente neanche l’odore, è il Bitcoin, del quale non a torto si sente dire essere un sistema trustless, ovvero un sistema in cui non occorra riporre fiducia. O meglio, riprendendo la demarcazione di cui sopra, un sistema in cui la fiducia va riposta solo al primo livello, poiché la realizzazione del sistema è essa stessa struttura che esclude la possibilità di truffa (escludendo i due livelli successivi) non generando intermediari (enti) e non abbisognando di organismi (carne).

Il buon Bitcoin è di fatto il grado zero della fiducia, un sistema decentralizzato, dove nessuna intermediazione può alterare il sistema stesso, e dove le specifiche sono garantite da algoritmi in open source. E’ di gran lunga la tecnologia migliore mai progettata per risolvere i problemi di scambio di beni e valori, il cazzo di cane da guardia che vi permette di fare sogni tranquilli.

L’unico problema potrebbe essere, o meglio poteva essere, quello delle dimensioni, un problema di massa critica se si vuole: sotto una certa soglia la blockchain non è sicura. O meglio non era sicura, poiché quella soglia è abbondantemente superata, e di fatto attualmente è impossibile anche solo pensare di alterare una qualsivoglia transazione di bitcoin.

I problemi di massa critica rappresentano la differenza tra il Bitcoin e buona parte delle altre criptovalute: strutturate altrettanto bene, non raggiungono la massa critica, ovvero quella differenza quantitativa che fa emergere una differenza qualitativa (la sicurezza in questo caso). Così, come solo dopo una certa quantità di materia fissile fa innescare la reazione che permette di parlare di bomba atomica, allo stesso modo solo un certo numero di utenti garantiscono la sicurezza della blockchain, il registro inalterabile di tutte le transazioni dalla genesi di una criptovaluta all’attualità.

Questo ci porta per prossimità dal grado zero ad un primo grado di fiducia: il sistema non genera ancora intermediari ma non raggiunge ancora la massa critica sufficiente per essere sicuro. La quantità rimane sotto la soglia di emersione della qualità. Che si chiamino DOGE, Litecoin o come vi pare, in gergo alt-coin e alt-chain (dove “alt” sta per alternative), si tratta di progetti legittimi, che escludono appunto il secondo e il terzo livello di fiducia (potenziale e organica) ma dove l’implementazione del sistema pur non generando intermediazione non è strutturalmente sicura.

Facendo un altro passetto verso lo scam, completiamo il podio con l’Ethereum classico, criptovaluta che oltre a non godere della soglia di massa critica, gira su un sistema strutturato per l’ottimizzazione di smart contract che, se da un lato la caratterizza e la rende parecchio fascinosa, dall’altro la espone ad attacchi informatici per nulla estranei alla sua storia.

Questo ci introduce ad una questione altra: non è solamente una faccenda legata a quale dei tre livelli di fiducia viene chiamato in causa, ma anche quanto fidarsi all’interno di ciascun livello. Una criptovaluta sotto la soglia di massa critica è un sistema progettato in modo migliore rispetto alle attuali valute nazionali, ma di fatto è un sistema molto più rischioso. Ciò significa, per farla breve, che è un protocollo meraviglioso per consegnare ai posteri il diario delle pisciate del vostro cane, o i tabellini delle partite a briscola, ma di fatto è appunto un sistema più rischioso in termini finanziari.

Subito fuori dal podio, medaglia di legno a Bitshares, una criptovaluta a parziale centralizzazione, ergo dove occorre appunto riporre la fiducia nell’intermediazione di una azienda che di fatto regola alcuni aspetti riguardanti la valuta stessa. Ci devo riporre fiducia, è già scam, ma è scam parziale.

Prima dello scam vero e proprio, ovvero prima di ritrovare il nostro caro Euro, ci imbattiamo di striscio nel nuovo Ethereum, una mezza porcata partorita da una costola dell’Ethereum classico a seguito di attacchi vari che lo hanno inficiato con qualche toccatina di centralizzazione per così dire, sulla quale non vale la pena di spendere troppe parole.

Ecce Euro, valuta a corso forzoso, con tutti i problemi di cui sopra, dove la centralizzazione è forte e implica dunque fiducia estrema nel sistema, nella sua implementazione fatta di più intermediazioni, e nelle creature che lo compongono. Un sistema in cui banche e governi hanno fatto il cazzo che gli è parso, dall’inflazione della vecchia liretta al blocco dei conti correnti in Grecia a sessanta eurini al giorno, e chi più ne ha più ne metta di dita in gola per scampare a questa indigestione di fiducia mal riposta. Qui si comincia a puzzare.

Dopo il buon Euro, chiamato appunto come rappresentante anomalo delle valute nazionali, nella nostra classifica per prossimità troviamo i suoi surrogati, come il Sardex o altre valute affini. Per quanto possano essere interessanti di fatto per sollevare un particolare territorio martoriato dalla crisi agevolando scambi perlopiù tra realtà aziendali e un minimo di spesa a deficit, nel principio rimangono valute basate sull’Euro, ergo il livello di scam non può essere che maggiore o uguale.

E lo stesso dicasi, va da sé, per tutte le valute appunto basate su altre, ma figlie di sistemi meno seri ad esempio di quello del Sardex. Le vecchie lire della Ganzega d’autunno sono un buon esempio di questo: valgono solo all’interno del weekend della festa popolare, vi ci potete pagare la birra e le salcicce ma non le pappe gold del cane, sono in cambio uno a uno con l’Euro, stampate a cazzo in una tipografia senza troppi controlli eccetera eccetera.

Fuori dalla Ganzega si comincia di fatto a rotolarsi nella merda: non solo tocca riporre la fiducia sul treppiede del sistema compreso di essere umani brutti e cazzari, ma vi viene chiesto di riporla in sistemi progettati per tradirla. Chiameremo scamcoin questo primo girone infernale. Le scamcoin sono di fatto delle alt-coin, con tanto di codice funzionante, ma messe in piedi con motivi truffaldini: ad essere scammati erano sviluppatori o gente che smanetta per bene, dunque dalle buone competenze tecniche, ma piuttosto ingenui, e venivano raggirati in un sistema alla “pump and dump” dei Penstock a stelle e strisce, sulla quale non ci soffermeremo oltre.

Una truffa bella e buona, ma basata sopra un codice realmente funzionante: questione che fa da discrimine tra le scamcoin, ovvero la merda, e la merda della merda, i business alla Onecoin e Coinspace, dove da parte dei truffatori non c’è nemmeno la fatica di mettere in piedi un codice compilabile, e dove soprattutto la truffa è estesa al prossimo in senso ampio. Non serve più avere delle competenze, non serve più avere un cazzo di niente se non dei soldi da buttarci, poiché la logica è quella di promettere dei coin che esistono ma sono parcheggiati su un sito e che però in futuro arriveranno sul mercato e ti faranno fare un pacco di soldi a patto che convinci tua madre e tua sorella a votare sì al referendum costituzionale, a trovare a loro volte altra utenza disposta a parcheggiare un migliaio e rotti di eurini che serviranno per l’affitto di server per far cacare più sesterzi di quelli mangiati dall’asino di Bertoldo.

Insieme a tanta merda, per l’appunto.