Archives for category: “the others”

siorri e siorre, il circo perottoni is proud to present the new, unico e ufficiale spazio web denominato “letteratura dal 2003 ai giorni nostri”. potrete trovarvi tutti i work del comper da 2003 a today per l’appunto, nonché a lot of short tales, aggiornate dal medesimo alla cadenza di 1 pro week per andare a formare l’ultimo brick in the wall del comper. una cura paliattiva per la vostra produzione di desiderio, ma a real cure per i vostri pensamenti e feelings.

eccovi giusto una prewiev, ma tenete bene a mente che il sito è ancora sotto l’egida del work in progress. try this at home: enjoyatelo a dovere.

 

a volte è un’immagine. altre volte una persona in carne e ossa. spesso una perdita. si tratta comunque d’un qualcosa che ricade nel registro dell’affetto, di un sentire. è un vero e proprio incontro, un alcunché che non lascia indifferenti. un evento. questa volta si tratta di una canzone. “villanelle for our time” è un componimento di leonard cohen, e nicola cattani è un individuo che l’ha incontrata. l’evento è un qualcosa che cambia, che crea la propria gerarchia. di pensieri, parole, opere, omissioni. nicola cattani ha strutturato un piano, fatto di immagini e suoni, esprimendo il rapporto con il fratello enrico per come l’ha incontrato dentro il cantato di “villanelle for our time”. il risultato è quanto di più distante dall’oggetto dell’incontro, poiché non c’è somiglianza alcuna tra la canzone del cohen e il lavoro di nicola, così come tra quest’ultimo e il legame di sangue con enrico. insomma tanto cattani e un poco poco di perottoni per questo ritorno alla regia che collassa in un limbo ottimamente reso dalla fotografia di luigi zoner. godetevelo.

Caro perottoni, che si dice, Per questo giro di giostra ti lascio con il collage del buon vaneigem, fatto dal carissimo nomenomen al quale si vuole un gran bene, Era un pezzo che non lo sentivo nominare, Che vuoi che ti dica, oramai tra errori di battitura, carenza di idee e scazzo di tenersi informato il mio cervello inizia a fare acqua, meglio lasciare la parola a chi, attualizzando il discorso, ha davvero qualcosa da dire…

Ci inoltriamo nell’ultimo girone: a furia di produrre il vuoto attorno a sé, l’economia è entrata in fase d’implosione lenta. […] Una generale apatia consuma individui e folle nella corrosione del disincanto, nella tetraggine del giorno che si leva, in una rassegnazione indegna, nella collera assurda di rivolte senza rivoluzione. Il parassitismo, eretto a pratica […], diffonde comportamenti da assistiti, innesca riflessi di obbedienza. Stiamo rovistando in un’economia in stagnazione, saccheggiandone le ultime risorse.

A furia di estendersi senza riserve, l’area del libero scambio ha raggiunto oggi i limiti del mondo sfruttabile. […] Il rigore logico della merce nella sua fase di apogeo e di declino, prescrive di chiudere le scuole, condurre al degrado i servizi pubblici, smantellare il settore industriale, insterilire i terreni, inquinare l’allevamento al fine di consacrare il grosso dei blilanci a una gestione amministrativa che li sfrutterà a proprio esclusivo profitto […]. La recessione che lo stabilirsi di un capitalismo parassitario porta con sé stringe improvvisamente fino all’austerità quei legami che la vendita dei piaceri a pagamento aveva considerabilmente allentato. È finito il tempo di spendere e spandersi senza vergogna come il consumatore era invitato a fare dal diene, scorso dominante. La perdita di guadagno lo costringe d’ora in poi a risparmiare e risparmiarsi, mentre il denaro di sussistenza che gli viene negato rifluisce e fruttifica tra le mani di una oligarchia finanziaria […]. La disgregazione sociale e il disorientamento […] si accentuano a mano a mano che, lentamente e sicuramente, il capitale si ritira dal settore della produzione. In’un atmosfera di palese corruzione e di parodistica fine del mondo, un’economia esausta si accinge con zelo a raccimolare gli ultimi benefici, concentrandoli nel circuito di una speculazione internazionale […]. L’assolutismo finanziario genera una pauperizzazione assoluta. La rovina programmata dell’industria, dell’agricoltura, dei servizi sociali […] spande sull’Occidente l’ombra dei continenti più diseredati del pianeta. […] Si instaura un modello di società la cui barbarie è illustrata dai ghetti urbani. Nelle rovine di una civiltà mercantile in cui il denaro determina ogni forma di relazione, orde di rottami umani sopravvivono sfruttando e massacrando i loro simili […]. Mentre rifluendo nel vuoto del pensiero contemporaneo, le fogne intasate del liberalismo attribuiscono al nome di Marx una sonorità incongrua, le due ipotesi più controverse di quest’ultimo trovano verifica: la caduta tendenziale del saggio di profitto e la pauperizzazione assoluta.

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