Eurogendfor o EGF, in bella prosa “Forza di Gendarmeria Europea”.

L’EGF potrà condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici (art. 4).

L’EGF potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche (art. 5). A tirare i fili dell’EGF sarà la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero – l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR (art. 3).

E, ciliegiena sulla tortina salatina, L’EGF gode di un’immunità pressoché totale: i suoi beni e archivi non possono essere violati (art. 21 e 22); le sue comunicazioni non possono essere intercettate (art. 23); non è tenuto ad alcun indennizzo qualora esso sia causa di danni a proprietà o persone (art. 28); i suoi gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art. 29).

L’EGF ha la sua genesi nel Trattato di Velsen, firmato il 18 Ottobre del 2007 da Francia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Italia. La Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ha ratificato l’accordo il 14 maggio 2010. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. I sì sono stati 442: quella che si chiama un’unanimità bella e buona. E lo stesso dicasi per il successivo passaggio in Senato. Il 12 giugno 2012 il trattato è entrato in vigore in Italia, dove l’EGF operava già dal gennaio 2006, presso il quartier generale di Vicenza. Come da copione, non si ricorda che la stampa prima del suddetto passaggio a Montecitorio ne abbia fatto parola, così a occhio e croce era il periodo di Ruby rubacuori e del premier puttaniere.

L’EGF, la cui autorità è attualmente sovrapposta a quella delle forze dell’ordine italiane, prenderà il posto di queste. Parte del corpo dei Carabinieri confluirà nell’EGF mentre la parte restante nella Polizia di Stato, che sarà relegata a un ruolo di secondo livello.

Ora, tiriamo un poco le fila del discorso: perché questi cinque Stati e perché a Vicenza. I buoni tendono a pensare che gli stati aderenti all’EGF siano (e di fatto lo sono) quelli che godevano di un corpo di Polizia militare (in Italia i Carabinieri, per l’appunto). E che Vicenza sia stata proposta dall’ex ministro La Russa per una questione di nonmegliospecificato prestigio. I maligni invece tendono a pensare che, vista la maggioranza di PIIGS nella costituzione dell’EGF, di fatto questa novella Gestapo serva a sopprimere eventuali rivolte nei paesi dove la crisi è percepita in modo più aspro (e guarda a caso, nell’ottobre 2011 innumerevoli scatti ritraggono gli uomini dell’EGF in azione ad Atene) riducendo i problemi della logistica. E che Vicenza sia stata scelta per la vicinanza della caserma Chinotto, sede dal 2006 dell’EGF, sia all’americanissima Camp Ederle che alla seconda base statunitense, la celebre e contestatissima Dal Molin, sede dell’Africom (il comando americano per il quadrante mediterraneo-africano).

In virtù di ciò, i buoni tendono a pensare: che fortuna, finalmente nel vicentino questi maledetti anarchici non romperanno più i coglioni, strade sicure, collaborazione, e magari come plusvalore se vanno anche fuori dal cazzo i magrebi… e chissà che essendo così vicino agli amichetti americani magari non finiamo un poco più coinvolti nello scacchiere mondiale invece di rimanere sempre a fare l’italietta come con la liretta. I cattivi invece tendono a pensare che questa malnata EGF, che di fatto come per la moneta unica è di tutti ma non appartiene a nessuno, sia pesantemente compromessa, leggasi controllata, dall’Impero a stelle e strisce (che per statuto hanno voce in capitolo sulla sua gestione operativa)… strade più sicure per chi passa col Mercedes, ma presidiate come detto da questa novella Gestapo che risponde non ai parlamenti bensì solo a un comitato interministeriale (ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari) sotto la supervisione dagli Stati Uniti, e le cui opere e omissioni sono semplicemente insindacabili e impunibili. Auguri.

[il preambolo de “l’abbecedario dello scempio“. concetti elementari]

(ringrazio Gianni Lannes, Alessio Mannino e Sergio Di Cori Modigliani, di cui vi invito a seguire i relativi spazi web, per il servizio informativo circa le dinamiche dell’EGF)

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