Lo spread è il differenziale tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento. Non era difficile, bastava guardare wikipedia. Che cosa vuol dire? Vuol dire che ad esempio, se un titolo di stato italiano, al secolo BTP, con una certa scadenza ha un rendimento del 6% e il corrispettivo titolo di stato tedesco, al secolo Bund (contrazione di Bundesanleihe), con la medesima scadenza – di solito si cita decennale – ha un rendimento del 1%, a questo punto è possibile impugnare lo smartphone, lanciare l’applicazione calcolatrice, e digitare 6 – 1 = 5%; 5% = 5 x 100; 5 x 100 = 500. Ecco comparire un bello spread a 500, uno di quelli da pisciarsi nei pantaloni. Perché è giusto che arrivi la pelle d’oca: ce lo chiede l’Europa. L’Europa ci ama, ed è per questo che si preoccupa per noi, che ci commissiona e caccia il nostro premier puttaniere e i nostri ministri farlocchi, rimpiazzandoli con degli uomini tutti di un pezzo, che non si fanno mica troppi problemi a farci rigare dritto a noi fannulloni, infilandoci nel di dietro la supposta che ci tocca: lacrime e sangue, liberalità, sacrificabilità e austerità!

Che poi a dire il vero non è proprio tutta tutta l’Europa che ce lo chiede… Ad esempio pare che il Portogallo non ci abbia mica chiesto nulla, così come quei poveri maialini Irlandesi, Spagnoli e Greci. E paesi bassi e scandinavi, c’hanno chiesto alcunché? Chissà, magari le loro richieste si sono smarrite tra i salamelecchi della stampa all’Eurozona. Forse è la Francia a chiedercelo, dall’alto dei suoi 35milioni di milioni di euro (rispetto ai 2milioni di milioni di euro italiani)? O forse è la Germania (11milioni di milioni di eu), che prima dell’entrata nella moneta unica aveva uno dei tassi di produttività più bassi d’Europa (mentre l’Italietta della liretta godeva del più alto). E no, non è perché loro “hanno fatto le riforme” e sono competitivi. Ci sono fior di studi che esplicano che la liberalizzazione del mondo del lavoro non attrae per nulla gli investitori, come invece ci viene fatto credere: non hanno fatto le riforme, c’hanno preso per il sedere.

Che cosa significa che lo spread è a 500? Significa che ahimé il bel paese ha contratto dei debiti e corre il rischio di essere insolvente. Perché purtroppo qualche hanno addietro ha ceduto la propria sovranità monetaria, quel potere in virtù del quale poteva stampare la propria moneta e dunque, fosse caduto il mondo, anche se si fosse indebitata fuor di misura, mai avrebbe corso il rischio d’insolvenza. Si svalutava ed era tutta discesa… E non credete alla retorica da editoriale del corriere che opina sulla questione che una svalutazione del 20% causa automaticamente un’inflazione del 20% (perché il precedente storico negli anni novanta dimostra che la rispettiva l’inflazione girerebbe intorno al 2%). Ogni Stato privato di quel potere, per poter sostenere qualsivoglia spesa si trova alla mercé del capitale privato, strozzato dagli interessi sul debito: per il bel paese il 6% nell’esempio di cui sopra, sebbene goda di un disavanzo primario (oggidì il più alto dell’Eurozona: l’Italia incassa più di quanto spende a quanto pare). Significa altresì che un paese strozzato è di primo acchito una preda ideale per gli speculatori; significa in seconda battuta che è un paese che continuerà a dover tenere alto il tasso d’interesse per invogliare l’afflusso di capitale che gli occorre per pagare gli interessi sul debito di cui sopra, indebitandosi ulteriormente; e continua a significare in terzo luogo che sarà invitato, secondo la formula del “ce lo chiede l’Europa” da un lato all’austerità e dall’altro a liberalizzazioni e privatizzazioni, ovvero a privarsi di quelli che sono le sue fonti di guadagno stesso (industrie, ferrovie, telecomunicazioni e altri servizi), privando a sua volta il cittadino di un servizio dietro l’altro. In gergo, svendita dell’argenteria o cessione dei gioielli di famiglia. Queste sono le vere ragioni dell’austerità e del permanere della crisi: privatizzare e liberalizzare, smantellando lo stato sociale e distruggendo i diritti dei lavoratori (in gergo cinesizzazione).

Ora, al di là che come ripetuto alla nausea un ritorno alla stato nazione sarebbe quantomeno anacronistico (la globalizzazione del capitale non permetterà certo sacche d’autonomia in una piazza importante come il vecchio continente), occorre denunciare il meccanismo di cessione della sovranità come primario nella corruzione degli Stati, privandoli della facoltà di agire in favore dei propri cittadini, devastandone le vite. La morale è la medesima: “prima a pecora e poi crepa, te lo chiede l’Europa”.

[il preambolo de “l’abbecedario dello scempio“. concetti elementari]

Advertisements