O perottoni, quanto tempo, m’ero giusto un poco scoglionato dell’abbecedario del professor salvetti, Caro, che vuoi che ti dica, l’ho spedito fuori dal cazzo in cilento così tra un bagnetto e l’altro ce lo togliamo dalle palle per qualche giorno, E allora, che si dice, Che vuoi che ti dica, apro il corriere di striscio e ci sono le solite menate: il banana che dichiara che i soldi dati a dell’utri erano in segno di riconoscenza, come se questo volesse dire un cazzo; d’alema che opina che appoggiare monti e cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza; lo spread che cala nonostante le riluttanze della merkel al piano della bce… insomma, i soliti panegirici per rincoglionire i volenterosi che ancora foraggiano la stampa, Già, disgusto… sai invece in cosa mi sono imbattutto io il mese scorso, Nell’aids, No, peggio, nel “manifesto della generazione perduta”, E di che se tratta, Si tratta di un’iniziativa partita su facciabuco che riprende l’intervista estiva di quel criminale del premier che ha definito i trentaquarantenni del bel paese con l’epitteto appunto di “generazione perduta“, Il solito scienziato, prima glielo metti nel culo e poi li chiami froci, Insomma ci si può affiliare a questi tramite il manifesto o facciabuco, E che vogliono questi, A quanto pare s’impuntano sulla questione che benché il criminale abbia dichiarato che per questo sesto della popolazione, dieci fottuti milioni di cittadini, il paese non possa che “limitare i danni”, loro vorrebbero sentirsi una risorsa per il paese, Ma che davero? ma davero davero, Già, una ventina di trentaquarantenni opinano che:

Noi siamo la generazione perduta. Quei 30-40enni italiani per i quali lo Stato non potrebbe far altro che limitare i danni. Perché è ormai troppo tardi per offrirci speranze e futuro. Siamo consapevoli – e ce lo ha ricordato lo stesso Premier – che le responsabilità di questa situazione sono di un’altra generazione: quella alla quale appartiene buona parte della classe dirigente che negli ultimi venti anni ha guidato questo Paese. Oggi i quasi dieci milioni di italiani che appartengono alla nostra generazione vengono considerati “perduti” ed invitati ad accettare con rassegnazione un destino senza speranze né futuro. E padri senza futuro non possono generare figli capaci di averne. Praticamente, il risultato di un esperimento dall’esito fallimentare, che ha avuto per laboratorio il Paese intero e noi come cavie. Dieci milioni di vittime sono un bilancio inaccettabile per il Paese, rispetto al quale è necessario interrogarsi sulle reali responsabilità di chi ha prodotto questo disastro. Eppure non ci sentiamo “perduti”. Né abbiamo voglia di rassegnarci ad un destino che altri hanno scritto per noi, anche se siamo consapevoli che molti di noi per troppo tempo hanno atteso che ’altri’ si occupassero dei nostri problemi. Per questo motivo, siamo convinti che non possono essere gli stessi che ci hanno condotto sin qui a farci uscire da questo guado, soprattutto se la loro più elevata ambizione è quella di ’limitare i danni’. È arrivato il momento, prima che sia davvero troppo tardi, di ritrovarci, contarci ed aggregarci attorno ad alcune parole chiave, cinque tag dai quali ripartire. La nostra non è una iniziativa finalizzata a creare un’associazione o un movimento politico. Nè cerchiamo o vogliamo padrini di alcun tipo. Siamo professionisti, dirigenti, giornalisti, docenti, ricercatori, imprenditori, cocopro, che non vogliono – e, visti i risultati, non possono – delegare ancora ad altri il compito di scrivere il proprio futuro e quello dell’Italia. Vogliamo impegnarci, ciascuno nel proprio ambito di competenza, a scrivere per noi e per il Paese un destino diverso rispetto a quello al quale chi ci ha governato sin qui ci vorrebbe inesorabilemnte condannati, perché siamo convinti di essere una risorsa per il Paese troppo a lungo ignorata e sacrificata. Servono, probabilmente, poche parole, tanta buona volontà, speranze ed ottimismo. Doti che, evidentemente, non appartengono più a chi ci vorrebbe convincere che il miglior futuro possibile per noi sia la limitazione dei danni. Ecco le parole per raccontare quello che vogliamo e che faremo, Fermati un attimo, ho bisogno di prendere fiato prima di ingoiare dell’altra merda, Che c’è perottoni, non ti senti un trentaquarantenne trombato, Trombato sì, ma frocio no, E che vuol dire, Innanzitutto che pensare di farsi sodomizzare senza tagliare il cazzo a chi ti si sta inculando mi pare una froceria per l’appunto, Ancora non afferro lou, Lasciami perdere e prosegui, Come ti pare, eccoti sminestrati i cinque tag dei “perduti”:

1. Rispetto È innanzi tutto quello che chiediamo a chi ci ha condotto a questa situazione ed oggi pretende di tenerci ancora ai margini delle decisioni che riguardano il nostro presente ed il nostro futuro, e quindi quello del Paese, raccontando che per noi è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Rispetto è quello che diamo e promettiamo alle generazioni che ci hanno preceduto, ma alle quali chiediamo ora di passare il testimone. Senza ’guerre generazionali’ ma seguendo il normale ordine delle cose. 2. Merito Non chiediamo favori o ’quote giovani’ che tanti danni hanno già fatto al Paese. Vogliamo impegnarci per l’affermazione di una vera cultura del merito che premi i migliori e porti con sé un’etica delle responsabilità per la quale essere giovani non debba essere un vantaggio, ma non rappresenti nemmeno un ostacolo. Un Paese che non si doti delle necessarie regole per garantire il merito, oggi rinuncia alle migliori energie ed idee che ha a disposizione. Non perde solo una generazione, ma perde sé stesso. 3. Impegno Vogliamo recuperare la dimensione perduta dell’impegno. Quella dimensione che ci porta ad essere cittadini attivi nel lavoro, nella società, nella famiglia. È una dimensione troppo spesso dimenticata in questo Paese in favore proprio di quei disvalori (clientelismo, corruzione, lottizzazioni) che ci hanno condotto nella situazione attuale. 4. Progetto Abbiamo voglia di recuperare progettualità individuale e collettiva. La prima che ci permetta di avere un mutuo, comprare casa, fare figli. La seconda che ci consenta di disegnare il Paese che vogliamo: più moderno, solidale, competitivo. In grado di superare le contingenze guardando sempre al proprio futuro con un obiettivo chiaro. 5. Fiducia Siamo stanchi di facili disfattismi e diagnosi che, sottraendoci la speranza, ci negano la possibilità di progettare e sognare. Abbiamo deciso di avere fiducia in noi stessi perché siamo convinti di essere una risorsa per il Paese e chiediamo fiducia per non essere considerati prima eterni ragazzi che non sono ancora pronti, e poi errori di percorso da non ripetere e che basta dare per persi”, E’ tutto, Già, Che sbocco, Non sei d’accordo, Ripeto quello che ho detto: posso essere trombato ma ciò non significa che sia frocio, Sì ma ora devi spiegarmi meglio che cazzo significa, Significa che, l’ho detto e lo ripeto, Farsi sodomizzare senza tagliare il cazzo a chi ti si incula è una froceria bella e buona, Intendi che questi non hanno gli attributi per essere davvero incisivi, Cazzo sì: rispetto per chi se ne è fottuto di te e ti ha sistemato a pecora fino ai quaranta? col cazzo, m’interessa poco o niente il rispetto di chi mi ha fottuto, e di sicuro non sarò io a “rispettarlo”; una cultura del merito senza disintegrare lo status quo ma limitandosi a chiedere “per favore lasciate che anche noi gestiamo questa cosa”? col cazzo, “la cosa pubblica” o ce la piglia o si continuerà a farsi pisciare sulla testa; una dimensione dell’impegno sociale e familiare senza sacrificare il proprio tempo allo studio, all’informazione (non quella del corriere, né tantomeno di repubblica, del fatto e del manifesto) e all’attivismo? col cazzo, chi non si gioca la propria sicurezza per la propria libertà non merita né l’una né l’altra, e sul nostro paese incombono cazzi ben più grossi della corruzione e del clientelarismo; recuperare la progettualità di noialtri in favore di mutuo casa figli stato solidale moderno competitivo… è un crogiuolo che non merita neanche un commento; e infine la fiducia, perché noi non vogliamo essere disfattisti, vogliamo poter sognare… e allora continua a sognare, che chi dorme non piglia pesci ma di certo continua a prendere cazzo nel di dietro: non si può cacare alcuna diagnosi buona finché non ci si toglie dal cazzo dall’eurozona, né tantomeno non essere disfattisti fino a quando la commissione o chi ne fa le veci continuerà a trasformare i desiderata della prima nelle leggi della repubblica delle banane, Che cazzo perottoni, dovresti aprire la bocca più spesso altrimenti accumuli e poi ci toccano questi monologhi di un quarto d’orina che alla fine non si capisce più una sega, Che vuoi che ti dica, questi patetismi buoni solo a sciacquarsi la coscienza mi hanno rotto i coglioni, questi neanche hanno la lucidità di cogliere che per quanto unico baluardo rimasto contro la finanza mondiale lo stato è un’entità politica già destinata allo stomaco della storia, E che dovrebbero fare questi ricercatori, giornalisti, docenti, imprenditori e cocopro vari, Che cazzo ne so, forse dovrebbero smetterla di essere uomini e ridiventare scimmie, iniziare a pisciare a cacare in giro, fottersene del rispetto, del merito, dell’impegno, della progettualità e della fiducia e riprendersi a morsi quel che credono gli debba spettare per diritto, se sono abbastanza davvero in dieci milioni possono sovvertire uno stato e piegarlo al proprio volere in tempo abbastanza risibile…

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