In economica l’austerità è la politica di contrazione del consumo individuale e di quello della spesa pubblica. L’austerità ha due facce: come contrazione del consumo individuale essa si presenta sotto forma di tributi (imposte, tasse e contributi); come contrazione della spesa pubblica essa si presenta sotto la forma attualmente nota come spending review (tagli dei finanziamenti ai vari ministeri, con tutto ciò che ne consegue). Essa può essere una politica praticabile in momenti di espansione economica, ma non lo è mai in condizioni di contrazione.

Da un lato, non è difficile cogliere che l’austerità, ridimensionando la spesa pubblica, porti a un calo dei servizi in favore del cittadino. Dall’altro lato, non è difficile cogliere che l’austerità, riducendo la capacità di consumo individuale, conduca a un calo della domanda: dovendo pagare più tasse le famiglie hanno meno disponibilità da spendere in beni e servizi. Questo ha una ripercussione diretta sulle aziende che per non fallire risponderanno con un calo dell’offerta. La diminuzione dell’offerta implica però quella del personale. Questo porta seco un ulteriore effetto: i nuovi disoccupati o sottoccupati subiranno altresì una ulteriore riduzione della propria disponibilità economica, che affliggerà nuovamente le aziende che si rivarranno su stipendiati o salariati che dir si voglia. E’ quello che in economia si chiama spirale di deflazione economica. E’ quello che nella vita di tutti i giorni si chiama restrizione, indebitamento, disagio, malessere, sofferenza per migliaia di famiglie. Numerosi studi a livello internazionale stimano che la crescita di un punto percentuale del tasso di disoccupazione nazionale causi direttamente la crescita di più di cinque punti percentuale sul tasso di criminalità di quel paese. I dati ISTAT ci dicono che da marzo 2011 a marzo 2012 il tasso di disoccupazione è salito del 1.7%, attestandosi sul 9.8%, con un tasso disoccupazione tra i 15 e i 24 anni del 35.9%.

In sunto, fino a che i governi nazionali seguiranno i dettami della Commissione Europea, e fino a quando i media e la stampa continueranno a recitare il mantra che l’austerità è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, la conclusione è palese: stringete il sedere.

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