O perottoni, è un po’ che non ti si sente, che si dice, Niente di che caro, oro et laboro sul libro nero, E non ti annoi, No, non è mica un lavoro fisso, durante la settimana mi tocca girare come un trottola per la provincia autistica, Già, gran merda doversi rompere il culo da mattina a sera per una cacatina di paga, Altro che licenziamenti per giusta causa, credo che tutta la menata sull’amaro diciotto sia funzionale allo spremere il popolino di modo che rincasato alla sera non abbia altra voglia dal collassare davanti alla partita di coppa, di modo da non curarsi della cosa pubblica, Questo è quello che succede agli sfigati che si laureano dopo i ventotto mio caro, E a tutti quelli che lo fanno per tempo ma non hanno il vecchio imbazzato coi peggio docenti universitari come quel coglione col nome da trans da cui questa cazzata è uscita dalla bocca giusto quei dieci minuti nella vita che non ha passato a succhiare il cazzo del suo superiore, Forse perché ora il suo superiore è la ministra dalla lacrima facile, e leccargliela a quella vecchia impestata, dev’essere davvero raccapricciante, Da sbocco senza dubbio, magari la figlia, chissà, mi pare facesse la ricercatrice anche lei nell’univeristà dove lavoravano i genitori, ho sentito qualcosa del genere ma non ne sono sicurissimo, Eh eh, lecca lecca la vecchia che dopo lacrima, Fai schifo al cazzo, Lo so, è che mi manca la crew del banana, minorenni, veline, krepa con le tue troie, igieniste mentali, culi e tette: in questa coglioneria tecnica messa lì bell’apposta l’unica roba che ricorda una figa è passera

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