forse è proprio così, pensa, forse crediamo nel libero arbitrio solo perché ci risulta assurdo pensare di campare in un creato che ne è avulso, pensa, come potremmo relazionarci con gli atri, pensa, lodarli o biasimarli per come si comportano, pensa, cancellare il libero arbitrio vorrebbe dire minare tutti i concetti di peccato e colpa che ci hanno consegnato dagli albori della storia alla mercé delle religioni e dei poteri, pensa, e mettere fine a questa millenaria mortificazione del proprio corpo perpetrata in nome dello spirito santo che è lo stesso libero arbitrio, pensa, più che distruggere la morale smettere di credere nel libero arbitrio spalancherebbe le porte a un’analisi delle cause del perché si agisce in un modo piuttosto che in un altro, pensa, da una logica di giudizio si passerebbe a una dinamica della comprensione, pensa. s’alza per sgranchirsi le gambe, si prepara uno spritz casalingo, giusto un po’ annacquato, prima di rimettersi supina sul sofà e riprendere a spulciare la rete perdendosi sul tubo nella visione d’un corto vincitore sul tema prediletto. non c’è verso di venirne a capo col libero arbitrio, pensa, anche accordando per un attimo la ragione al signor libet, pensa, anche accordando che davvero come sostiene lo scienziato il libero arbitrio ben lontano dalla capacità di agire vera e propria non fosse’altro che nel momento del manifestarsi dell’intenzione cosciente la facoltà di portarla a termine o inibirla, pensa, anche in questo caso dovremmo pur sempre ammettere che l’agire o l’inibire debbano pur avere una ragione, pensa, un movente, pensa, un motivo foss’anche un capriccio, pensa. sebbene non voglia negare in alcun modo il ruolo dell’esperienza cosciente, la sensazione d’essere padrone delle proprie azioni della quale l’uomo gode fin dalla propria genesi c’è un argomento nella sua testa che recita la nenia del nulla succede senza una ragione, la canzonetta che sussurra che per ogni effetto c’è una causa, e che dunque al principio d’una scelta debba riposare per forza la sua condizione di possibilità, il suo imprescindibile principio. non posso scegliere liberamente tra l’ingollare o meno il camparino all’ora di pranzo, pensa, devo pur avere una ragione foss’anche il solo dimostrare a me stessa d’essere libera di farlo piuttosto che il contrario, pensa, è dunque appurato che l’arbitrio non è libero ma condizionato, pensa, in questo senso il libero arbitrio si riduce alla scelta, pensa, e va da sé che la scelta si rifà a un giudizio, pensa. e in tutta sincerità, pensa, non mi par proprio che sia la mia coscienza a giudicare alcunché, pensa, quanto piuttosto divengo cosciente delle cose insieme a un giudizio, pensa, e considerato questo occorre ammettere che questo giudizio che si riflette nella presa di coscienza è certo anteriore ad essa…

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