si trattava di un’altra quaresima, un’altra quaresima, uno degli ultimi giorni dell’anno scorso, ventidieci, non ricorda se era caldo ma lo deduce da com’era andato vestito all’after, la giacchetta di calvin aperta con al solito gli slim della levis, non aveva ancora le moma da duecentoefischia, le camper sì, aveva le camper, maria com’era vestita, maria era in jeans, lei odia le gonne per via della sagoma non troppo assottigliata dalle parti dell’equatore, certo pantalone ampio per lei, e poi c’era quell’altra sua amica, quella col seno pronunciato, quella col top scollato che si strusciava quando ballava, quella che ci s’erano beccati per caso in giro qualche giorno addietro e s’erano andati a bere un bicchiere da tizio che aveva mosso il becco come per dire che quel seno non sfugge all’occhio umano, quella che quando maria s’era data perché il giorno seguente avrebbe dovuto sostenere il peggio esame era rimasta con lui a ballare e strusciarsi e perché no smezzarsi un tocco da cinquanta carte d’emmedì, cristalleria finissima che nel giro di mezzora l’aveva sparati entrambi in orbita e non c’era verso di tornare a casa, tornare a casa era una froceria indegna, un’onta con la quale non si dovea scender sotterra e allora festa, appoggiarle il cazzo addosso mentre si ballava era anche un modo per mandare a fare in culo maria e tutte le volte che non s’era fatta scopare, una bella pernacchia che le andava fatta in faccia, appoggiarle il cazzo addosso fino all’alba una volta tanto che in questa città c’era qualcosa da fare al di fuori d’ammazzarsi di bicchieri nei soliti tre baretti, e lei ci stava, ci stava tutta a farsi toccare in mezzo alla gente, sudava emmedì da tutti i pori e voleva farsi scopare, si vedeva che voleva scopare seduta stante, tutti volevano scopare, eppure non c’era verso di togliersi da quel dub che pompava i bassi su per la ghiandola pineale dentro nel cervello, c’era da toccarsi ma con la musica, d’appoggiarle il cazzo duro addosso ancora, ma finita la musica era tutta n’altra storia Andiamo in bagno, C’è troppa gente, Vieni a casa mia, ci mettiamo cinque minuti a piedi, Andiamo, Cammina un po’ dritta, sembri una tossica, Cazzo se mi metti una mano nelle mutande non riesco, Dimmi che non t’eccita, C’è gente, apri sta porta, Che tette meravigliose da mordere hai, leccalo un po’ mentre ti tocchi, voglio vedere come ci giochi, Spegni la luce e faccio tutto quello che vuoi stasera, Girati.

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