… il perottoni esce dalla metro un poco stralunato, chiede a uno sbirro municipale Scusi, per il salone del libro? l’uomo in divisa lo guarda mezzocoglionandolo, ribattendo E’ proprio qui, e puntando l’indice verso uno stabilimento più grosso d’una portaerei, Ah, grazie. la vestita nera non aiuta quando si tratta di rimanere freschi, lo sanno tutti. alla biglietteria gli dicono che i relatori devono presentarsi in un padiglione differente per ritirare il pass, e il perottoni esegue alla lettera. il salone è un vespaio senza regina, benedetto si toglie i rayban nuovi e al sicuro dietro la sua camicia da fascistello, griffata armani jeans, va alla ricerca del suo agente, fermandosi giusto mezzo minuto al cospetto d’una danzatrice del ventre che sembra strappare tutti i consensi del caso alle vespe in libertà. alla fine, scomodando qualche organizzatore riconoscibile dal pass di rito che penzola dal collo, riesce a raggiungere l’incubatore, che altro non è da una cattedra alla quale innanzi riposano una mezza centuria di seggiole. scambia un quarto d’ora di convenevoli col suo agente e con un altro paio di scrittori prima d’aprire le danze. da buon coglione, la sera prima, durante l’aperitivo a briglia sciolta, ha perduto il discorso che s’era preparato per esplicare quanto meglio all’uditorio i vari sentieri nella quale si dipana album bianco. dunque gli toccherà d’andare a braccio. vedendo il perottoni un po’ disgustato dalla pubblicità dei potenziali best-seller in rampa di lancio, Ursino, docente universitario e scrittore di racconti che benedetto non ha letto ma nel quale si dice l’autore adoperi la materna in modo vellutato, lo guarda timidamente e rompendo il ghiaccio sottovoce gli spiega Io non pretendo di vendere, basterebbe avere giusto un poco di riconoscimento circa il valore d’un testo. No guarda, se c’è una cosa che proprio non sopporto è il gusto per il sensazionale, neanche fosse una partita a chi la spara più grossa… fine del mondo, misteri, templari, serial-killer e tante cazzate… fabio volo, non che io abbia mai letto un rigo, e non dico che non lo impiccherei al chiodo, ma almeno mi dà l’idea di uno sobrio.

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